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Ambientazione

Cosa è accaduto nelle Terre Spezzate?

V’è stato un tempo in cui la nuova fede nei Quattro Dèi della Tetrade e gli antichi culti degli Spiriti convivevano sotto un unico Regno. Quel tempo è finito.

Dopo la fallimentare ribellione di Alarico D’Urso, Principe di Castelbruma, conclusasi in un bagno di sangue, il Re Edoardo II dei Castamanti  è salito al nord, e ha conquistato fortilizio dopo fortilizio le terre brumiane, forte dell’appoggio di tutti i suoi vassalli. Il più spietato tra essi, il Vescovo Clotario, natìo di Castelbruma eppure seguace della Tetrade, ha approfittato della situazione per indire una Guerra della Fede contro i seguaci degli Spiriti del Nord, grazie alla quale ha deciso di vendicarsi per anni di torti subiti. I Brumiani hanno combattuto valorosamente, ma si sono dovuti arrendere. Si dice che lo stesso Alarico sia caduto in battaglia e il suo corpo smembrato nei quattro angoli del Regno; quel che è certo è che i suoi uomini sono ora vassalli del Vescovo Clotario o dispersi nei boschi, e nessuno sa quale sia stata la fine del Principe. Le armate della Tetrade, ormai composte dai Brumiani piegati e convertiti,  si sono poi spinte anche nelle terre di Altabrina, nell’estremo Nord: tutte le città dei Clan sono ormai sotto al dominio dell’Arcivescovo Clotario. Solo Altea, patria del Clan del Lupo, ancora resiste, libera e fiera. Il principe di Altabrina, Falcobrando, Voce dell’Inverno, è tagliato fuori dalla sua terra e non c'è speranza che possa tornare e portare aiuto ai brinnici contro l'avanzata della Tetrade. E’ rimasto bloccato nei deserti del sud, dove si era recato per inseguire la vana promessa di bottino e conquiste, abbandonando il suo popolo a un destino di guerra e caos. I Brinnici, senza una guida, sono ormai allo sbando, si sono rifugiati nei boschi più reconditi del selvaggio nord: un Concilio dei pochi Clan rimasti sembra ora l’unica soluzione per il futuro delle antiche tradizioni.

I Clan, la società e le usanze del Nord

Nelle Terre Spezzate c’è chi dubita che Altabrina sia stata davvero un unico Principato. I suoi abitanti, fieri e selvaggi appaiono a chi li incontra uomini liberi e senza signori. Nel corso dei secoli, coloro che ricordano la Storia hanno imparato a comprendere la forte coesione interna di questo popolo e a temerne il terribile slancio collettivo. Il territorio dei brinnici non è spartito tra potenti Nobili, ma diviso antichi Clan che custodiscono gelosamente le proprie zone di caccia e approvvigionamento. Il più influente e rispettato di questi è il “Primo tra i Clan” e, fino a poco fa, questa posizione era ricoperta dalla tribù dei Figli del Falco. I rapporti tra le Tribù sono mutevoli,  e non è raro che sfocino in scontri e contese, capaci di sfociare in faide sanguinarie per intere generazioni. Figure di riferimento sono gli Sciamani: i sacerdoti dell’Antica Religione sono maestri della conoscenza delle erbe, oltre che ministri del culto. Ciascuna tribù prende il nome dal proprio animale totemico, e spesso i guerrieri hanno l’abitudine di ornarsi con pelli, denti, piume o altre parti del proprio animale feticcio.

Famosi sono i Cantori delle Nevi, donne e uomini dotati del “Dono” di suscitare le più forti emozioni nel cuore degli uomini con il solo potere della voce. Essi svolgono la funzione di ricordare ai Brinnici, in assenza di qualsiasi documento scritto, il loro passato e di comunicargli le novità del mondo. 

I fieri guerrieri di Castelbruma

Avanti! E non temete l'oscurità! Desti! Desti cavalieri di Théoden! Lance saranno scosse.. scudi saranno frantumati.. un giorno di spade! Un giorno rosso, prima che sorga il sole! Cavalcate ora! Cavalcate ora! Cavalcate per la rovina, e per la fine del mondo! Morte! Morte! Morte! Avanti, Eorlingas!
(Theoden, Il Ritorno del Re di Peter Jackson)

Nelle terre di Castelbruma, tra inospitali montagne e fitte foreste, vivono i guerrieri più temuti del regno, pesantemente corazzati, severi ed implacabili. Le terre di Castelbruma sono sempre avvolte dalla nebbia che dà nome alla regione, minacciosa e mistica secondo le leggende. A Castelbruma si mischiano infatti alla fede nella Tetrade antiche superstizioni e tradizioni legate al rispetto degli antenati, diffuse tanto presso il volgo che tra i Signori.

In una terra avida di frutti ma prodiga di pericoli, la sopravvivenza è assicurata solo dal duro lavoro e dal senso del dovere. A ciascuno il suo compito: chi coltiva, chi spacca la pietra, chi protegge i confini dagli stranieri e le rocche da bestie feroci e briganti. I brumiani sono caparbi, aggressivi, orgogliosi, un popolo forte ecoeso, indurito da secoli di avversità e dalla necessità di sopravvivere ad una natura ostile. A Castelbruma la gente può essere dura, aggressiva e chiusa, ma nessuno mancherà mai di svolgere i propri compiti, si tirerà indietro di fronte alla difficoltà o alla parola data. Allo stesso modo l'ospitalità è un valore sacro per i brumiani, perchè in certe notti restare all’addiaccio può significare morte certa. E' invece disprezzato chi non si procura il pane con il duro lavoro, non usa le proprie mani per produrre o per combattere o peggio presta danari ad interesse. I vassalli del Principe, Alarico d'Urso, prima della sua caduta, erano i Duchi e i loro cavalieri, sempre pronti a scendere in guerra come un unico letale esercito di invasione. Le terre straniere che circondano le desolate contrade brumiane sono fertili e prospere; tradizionalmente la razzia, la conquista, la sottomissione di campagne, città o interi territori, sono il modo in cui i brumiani si arricchiscono. Tuttavia, tra nobili signori, cavalieri e soldati,ormai, ogni prospettiva di gloriose conquiste appare svanita, e Castelbruma sembra destinata ad un perpetuo vassallaggio. L’esercito brumiano si componeva di soldati ben addestrati, feroci ma disciplinati, guidati dal senso del dovere e dal rispetto della gerarchia. Fedeli fino alla fine, i superstiti incarnano appieno tutti questi valori.

Le genti brumiane tendono a vivere nel passato, oggi ancor più che mai, perché il presente è troppo duro, troppo amaro, per essere tollerato. Culturalmente sono un popolo conservatore, chiuso, superstizioso, pessimista e razzista. Non v’è la prospettiva di costruire un futuro migliore, di volgere la fortuna a proprio vantaggio, di cambiare le cose; è invece forte e radicato il desiderio di conservare e ritrovare glorie perdute, il cui ricordo si trasfigura in valori condivisi e incontestabili. 

 

La Tetrade

Ufficialmente, tutte le Terre Spezzate seguono il Culto Tetradico, rivelato secoli or sono dal Profeta Castamante. I Quattro Dèi della Tetrade regolano le leggi del mondo e degli uomini ed offrono ai fedeli, tramite le predicazioni dei sacerdoti, una vita equilibrata e giusta che conduce alla gloria imperitura. Il Culto della Tetrade riconosce e venera quattro divinità ma un solo principio: la temperanza degli eccessi (personificati da Laetitia ed Aeterna) e la ricerca della Via Virtuosa, ovvero il percorso di vita che si compie con il corpo materiale (Canuto) per giungere al corpo spirituale (Sidèreo). In realtà, sebbene anche la ferrea nobiltà di Castelbruma sia stata da tempo convertita, la maggior parte della plebe è ancora legata alle tradizioni secolari del Culto degli Spiriti, così come gli abitanti di Altabrina, tra i quali è rarissimo se non impossibile incontrare un Seguace della Tetrade: i reami del Nord si affidano a tradizioni antiche e complesse, difficili da comprendere per un Tetradico.

 

L’antico Culto degli Spiriti

Tutto è fissato, tranne che per chi comanda agli dèi: libero infatti è nessuno all'infuori del Dio. 
(Eschilo, Prometeo incatenato)

Gli sciamani di Altabrina insegnano ai loro fedeli che ogni parte della natura possiede una volontà invisibile e immortale, capace di manifestarsi e condurre i suoi seguaci verso la grandezza. Nulla accade per caso, tutto è guidato dalla volontà degli Spiriti. Le pietre lanciate dall’indovino si allineano per mostrare la via; dagli intestini strappati da un cinghiale, il sangue sgorga nella direzione indicata dall’anima del vento; la luna, a volte, si oscura nel cielo rispondendo all’ira di tutte le cose.

Ogni Voce ha una sua forma e un suo scopo. Pregare il Lupo può donare forza, mentre seguendo la via del Gufo si giungerà alla saggezza, il Vento è incoerente maestro di parole e magia, mentre il grande Fiume un guaritore gentile. I più potenti e rispettati tra gli Spiriti sono quelli dei fieri animali che donano il loro nome ai Clan di Altabrina. I Brinnici credono inoltre che gli spiriti animali in circostanze eccezionali si incarnino in animali corrispondenti di particolari qualità, dando vita ad una bestia spaventosa, dotata di caratteristiche leggendarie.

Fieri della loro libertà, gli Sciamani di Altabrina non hanno una vera organizzazione e ripudiano il concetto di gerarchia tanto caro alle genti del Sud. Chiunque abbia compiuto il rito di passaggio, una pericolosa prova che può condurre l’uomo alla follia, e conquistato così il Vero Sguardo, la facoltà che permette di distinguere il volere degli Spiriti nei segni naturali, è degno di essere chiamato Sciamano. Ognuno di essi segue la voce di tutte le cose in una maniera diversa e personale. E’ possibile incontrare saggi indovini nascosti su montagne inaccessibili, aruspici che divinano il futuro nel lancio delle ossa o sapienti guaritori, esperti di erbe e unguenti. Solo le azioni e la saggezza di uno sciamano possono arricchire la sua fama e fargli ottenere il rispetto della sua gente. I migliori vengono, a volte, scelti per diventare Alfieri del Clan e, quando uno di loro diviene famoso tra tutti i Clan e visto come un maestro dagli altri sciamani, prende il nome di Voce dell’Inverno, guida spirituale per l’intera Altabrina.

Secondo i seguaci degli Spiriti, l'anima dei morti viene reclamata dallo spirito a cui è più affine, sia esso il Lupo, il Vento, il Gufo o uno dei numerosi numi tutelari delle genti del Nord, e vivrà con esso nel mondo nascosto, combattendo le sue battaglie e proteggendo i suoi seguaci.In un certo senso affine è la visione degli Uomini di Castelbruma, per cui gli Spiriti degli Antenati richiamano a sè i morti più meritevoli nei banchetti delle Aule dei Padri, dove questi ultimi trascorreranno il proprio tempo a combattere e a godere dei piaceri immortali.

 

La Magia fugge dal Nord

La progressiva caduta delle roccaforti del Nord è stata accompagnata da una serie di funesti presagi. I corvi volano più spesso di prima in cieli densi di nubi scure, la neve si scioglie troppo presto, abbandonando il nord a un caldo innaturale, gli animali uccisi nelle cacce sono spesso infetti o debilitati. Gli Sciamani sono fortemente turbati: alcuni, e ogni giorno crescono in numero, sostengono che l’Antico Patto del Vento (il leggendario accordo tra gli Uomini e lo spirito del Vento, fonte di ogni magia) stia ormai per svanire: la magia degli Spiriti starebbe fuggendo dal nord, e nemmeno i più saggi tra gli anziani riescono a comprenderne il motivo. E’ però ormai evidente che la magia del vento sta scomparendo: gli antichi rituali non hanno più lo stesso potere, gli incantesimi dei Cantori delle Nevi non hanno più effetto. 

Solo alcune donne, per qualche misterioso motivo, riescono ancora a controllare la Magia del Vento, ma loro stesse affermano che la sentono lentamente scivolare via, e gli incantesimi che riescono a richiamare non sono che una pallida imitazione di quelli di un tempo. Tutti gli altri ora si interrogano sul loro futuro. Alcuni vivono ancora come Cantori, custodi della memoria e delle tradizioni, mentre altri stanno faticosamente cercando un nuovo posto nel mondo, ora che il Vento li ha abbandonati.

 

I mistici Pitti

Che cos'è la vita?
Lo sfavillare di una lucciola nella notte.
Il respiro sbuffante di un bisonte nell'inverno.
La breve ombra che scorre sopra l'erba e si perde dentro il sole.

Tra le gelide nevi di Altabrina vive un popolo, di piccola corporatura ma di grande coraggio, misterioso ed alieno agli occhi degli Uomini. Si tratta del “Popolo Dipinto” o Pitti come sono chiamati comunemente i membri di questa razza. Non esiste razza delle Terre Spezzate che si trovi più a proprio agio dei Pitti all’interno di selve e foreste d’ogni genere, e con i loro misteri.

La consapevolezza dell’esistenza di un mondo sovrannaturale, contiguo e sovrapposto a quello terreno, condiziona in ogni momento il comportamento dei Pitti, ed essi sono senz’altro il popolo più intimamente religioso delle Terre Spezzate, non perdendo occasione di dimostrarlo. Certi che il proprio destino sia già scritto da tempo, i giovani non si curano troppo di quel che rischiano o di quel che gli può accadere, e i vecchi cercano incessantemente i segni che gli permettano di conoscere anzitempo il futuro. Ragione per cui tanto spesso i Pitti appaiono, agli occhi degli estranei, dei folli temerari o dei primitivi invasati.

Per il popolo pitto ogni avvenimento lieto è un dono indimenticabile degli spiriti e come tale va festeggiato lietamente, con libagioni e festini. Anche le cerimonie religiose assumono spesso il carattere di danze o canti di gruppo, anche se l’elemento mistico trae forza principalmente dall’intermediazione degli sciamani col mondo degli spiriti, che vengono contattati con l’ausilio di piante, muschi, funghi e distillati in grado di esaltare le capacità dell’officiante. Tipici dell’appariscente religiosità pitta sono pure le frastornanti musiche tribali e il macabro sacrificio di animali e, talvolta, di prigionieri o reietti della società.

Le usanze del Popolo Dipinto sono varie e spesso incomprensibili a chi non ne fa parte. La più peculiare è senz’altro quella dei tatuaggi: sin dalla nascita, attorno agli occhi del nuovo arrivato, viene tatuata una striscia di colore blu a eterno ricordo della scelta che l’intero popolo effettuò millenni or sono proteggendo i propri occhi dalla furia del sole. Con il passare degli anni, i Pitti ricoprono il proprio volto e spesso anche il resto del corpo, di nuovi tatuaggi, ad indicare le imprese compiute o il rispetto sociale di cui godono.

I saggi e gli anziani tramandano storia e leggende del passato, e l’arte di intonare la voce e di parlare destando interesse sono estremamente apprezzate, tanto che si dice che un Pitto, vinti diffidenza e silenzio, sia difficile da far stare zitto. Nonostante possano apparire come dei selvaggi, i Pitti coltivano, a modo loro, un forte senso dell’onore. Difficilmente uno di loro userà l’arma della menzogna per cavarsi d’impaccio, piuttosto il loro incredibile coraggio, che altri definirebbero insensata temerarietà, li porterà a tentare imprese disperate senza batter ciglio e senza tener conto di ordini, ai quali il Popolo Dipinto è particolarmente refrattario. Con questo non si vuol dire che i Pitti cerchino la morte in ogni occasione, il guerriero saggio sa tener conto dei consigli degli anziani e sa che, nel momento del bisogno, gli spiriti gli indicheranno la giusta via.

 

I ferali Bruti

Non domandare per grazia quello che puoi ottenere per forza.

Sensibilmente più forti rispetto a un essere umano della stessa stazza, i Bruti tendono a essere alti e ben piantati, il che, unito alla loro pelle coriacea color dell’argilla, li rende guerrieri temibili. Il tratto più riconoscibile è la protuberanza ossea al centro della fronte. 

Le leggende raccontano della ferocia dei Bruti sin dall’antichità più remota, quando vivevano di caccia, raccolta e migrazioni attraverso le regioni più selvagge delle Terre Spezzate. Fu il contatto con gli umani, molti secoli dopo, a civilizzare la razza Bruta.

Tuttavia, rimane qualcosa di ferale e primevo nella natura dei Bruti e delle Brute. Le Brute femmine sono più minute dei loro compagni, ma forti e aggressive più di molti maschi umani. Nella società bruta, maschi e femmine ricoprono gli stessi ruoli e praticano le stesse attività, dalla guerra alla cucina. Questo rende le Brute piuttosto... brutali per i canoni degli uomini delle Terre Spezzate, che d’altra parte sono lieti di avere armigere brute nelle loro schiere e duchesse brute che li guidano personalmente in battaglia.

Impulsivi, fieri e caparbi, i Bruti e le Brute giudicano le persone sulla base della prima impressione, non amano perdere tempo in chiacchiere e preferiscono l’azione, il che ha dato loro la reputazione di genti aggressive e rapaci. Pur non essendo per forza spietati né crudeli, essi tendono a rispettare il più forte e il più capace a disprezzare chi non sa far valere da solo le proprie ragioni. I Bruti sono fieri e coraggiosi salvo che di fronte al sovrannaturale: la magia li inquieta e la superstizione permea la loro visione del mondo, spingendoli a ricorrere a vari gesti scaramantici per allontanare il malocchio, come sputare per terra o imprecare forte. Il popolo Bruto ama le persone chiare e dirette: un linguaggio forbito sortisce l’effetto di confonderli o farli arrabbiare. Poco versati per l’astrazione, di rado imparano a scrivere; sono tuttavia svegli e talvolta astuti.

Si dice che i Bruti non siano fedeli a nulla, né al Re né agli Spiriti.

 

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