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Gruppi di gioco

Le schiere degli invasori

Verranno contro di te dal settentrione con cocchi e carri e con una moltitudine di popolo e si schiereranno contro di te da ogni parte con scudi grandi e piccoli ed elmi. A loro ho rimesso il giudizio e ti giudicheranno secondo le loro leggi. (Ezechiele 23:24) 

La guerra infiamma il lontano Nord delle Terre Spezzate. Gli armigeri di Castelbruma, uniti sotto allo stendardo della Torre Nera, marciano in armi contro i guerrieri del Re, determinati a schiacciare nel fango l’odiata Rosa che ne adorna i vessilli. Alarico d’Urso, il mai domo principe degli insorti, sa di avere poco tempo per conquistare la vittoria, Sua Maestà ha molti alleati e grandi sono le loro schiere, se dovessero riuscire a radunarsi non ci sarebbe scampo per i figli della Bruma. Il Principe ha una sola scelta, deve trovare fra i suoi capitani qualcuno che sia abbastanza folle o coraggioso da guidare una sortita oltre le linee nemiche, per poter così tagliare la strada a rifornimenti e rinforzi e lasciare il Re solo ad affrontare la fame e l’inverno. 

Le mani del Duca Gotardo tremano mentre legge la missiva sigillata con l’emblema della Torre. Per un solo istante contempla il rifiuto ma uno sguardo al volto severo dei Portarovo, i fedelissimi Cavalieri che il Principe Alarico invia presso i suoi vassalli per ricordare loro il senso del dovere e il prezzo del fallimento, fa svanire ogni pensiero di insubordinazione. Il Duca non ha alternative. Dovrà partire. Ma come oltrepassare i valichi nelle montagne, sorvegliati dalle sentinelle del Re ? Per giorni e notti il Gotardo cerca una soluzione, finché, come inviata dagli Dei, giunge un’opportunità insperata. Mercanti, ricchi mercanti di Venalia, i raffinati cavalieri Fontedoro, attraccano in cerca di commerci e profitti. A un cenno del Duca i suoi armigeri agiscono. La nave dei Venali è requisita, le loro famiglie prese in ostaggio, chi invece è adatto alla battaglia viene arruolato con minacce e promesse di bottino

E così, dalle lontane contrade di battaglia, un veliero salpa nella notte, la prua rivolta verso le stelle del meridione. Presto le schiere degli invasori giunti dal Nord sbarcheranno nei pressi di un ignaro baluardo di campagna, colpevole solo di sorgere a pochi passi dalla strada del Re... 

Gotardo - l’armata del Nord

Honor Ante Gloria

I Gotardo, discendenti di una antica e nobile stirpe, sono Duchi fieri e orgogliosi che si considerano i primi fra i vassalli di Castelbruma. Nessuno sa di preciso perchè il Principe Alarico abbia scelto proprio loro per guidare le schiere di invasione, forse per premiare, o forse per punire la grande ambizione e il mai sopito desiderio di conquista che da sempre albergano nell’animo di questa famiglia. Forti, fieri e determinati, gli uomini e i bruti al seguito del Duca Gotardo non apprezzano intrighi e tradimenti né la mollezza o gli agi del sud, certi che la vittoria e il dominio si ottengano solo tramite la forza delle armi e l’intimidazione; non hanno fiducia verso i loro deboli vassalli venali, stirpe di deboli ingannatori e mercanti, priva del rigore delle genti del Nord.  Nelle schiere dei Gotardo si trovano soprattutto guerrieri, sia veterani temprati da innumerevoli battaglie che contadini strappati alla terra ma non mancano anche cerusici e armaioli, grandi signori della corte e rudi mercenari.

I nobili di Castelbruma temono e rispettano il loro Principe, feroce e sanguinario, ma nessuno può sapere se così lontano dalle terre natie sapranno rispettare il suo volere o si lasceranno guidare solo dall’ambizione che alberga nel cuore di ogni figlio della Bruma. 

Portarovo - la voce del Principe

Agere ! 

In una terra di Duchi riottosi e animati da un’insaziabile brama di bottino e conquista, gli inflessibili e fedelissimi Cavalieri Portarovo sono la voce e la mano del loro signore, il Principe Alarico d’Urso, sempre pronti a portare il temuto castigo o la giusta ricompensa presso i suoi orgogliosi vassalli. I nobili guerrieri di questa famiglia e gli armigeri al loro seguito sono veterani di molte campagne, addestrati dai più capaci maestri d’arme di Castelbruma. Severi ed esigenti, i migliori tra i Portarovo sono famosi per seguire le antiche usanze dell’onore e dell’ospitalità. Nonostante il carattere marziale di questi cavalieri non è raro che essi siano accompagnati da nobili damigelle, rispettose e devote, che con coraggio decidono di intraprendere pericolosi viaggi per stare accanto ai loro congiunti.

Ora i Portarovo sono imbarcati al seguito del Duca Gotardo, con il difficile compito di ricordare all’ambizioso capitano il volere di Alarico d’Urso. 

Fontedoro - i mercanti di Venalia

Siderum Vis 

Venalia è terra di ricchi mercanti, audaci avventurieri e caparbi navigatori e nessuno più dei raffinati Fontedoro potrebbe rappresentare meglio questo regno. Al servizio della principessa venale questi cavalieri incrociano le onde di tutti i mari delle Terre Spezzate per trovare commerci e ricchezze, spingendosi sovente in luoghi così pericolosi da far tremare qualsiasi altro capitano di vascello. L’ultima audace impresa dei Fontedoro non è però stata ricompensata dalla capricciosa fortuna. Approdati a Castelbruma, incuranti della guerra in corso, avevano in animo di sfruttare l’occasione per vendere le loro merci a caro prezzo, invece si sono ritrovati intrappolati in un’impresa forse più grande di loro. Il Duca Gotardo ha preso in ostaggio tutti i membri della ciurma incapaci d’impugnare un’arma o di rendersi utili in guerra e, minacciando la loro morte, ha costretto gli altri a cedergli il comando della nave e a combattere per lui. Tuttavia, dai signori della Bruma non sono arrivate solo minacce ma anche promesse di bottino...se i Fontedoro combatteranno fedelmente sotto allo stendardo della Torre Nera potranno tenersi tutto ciò che riusciranno a razziare.

Sulla nave che un tempo governavano, i cavalieri di Venalia, assieme al loro seguito di mercanti, miliziani, cerusici e maghi, si interrogano su cosa fare del loro futuro. Obbedire ai loro nuovi padroni e ottenere la salvezza dei propri cari e forse oro e argento oppure ribellarsi e sacrificare i propri affetti sull’altare della libertà ? 

 

Il Baluardo e i suoi abitanti

“Solo coloro che hanno fede sfidano e rovesciano il destino! Credeteci! E lottate! Il mondo, lo si perde o lo si prende! Prendetelo! Nel deserto umano in cui belano tanti montoni, siateci leoni! Forti come loro! E come loro intrepidi! E che v’aiuti l’Iddio”. (Leon Degrelle) 

Nel brutale nord i pericolosi brumiani si sono nuovamente ribellati al Re e la guerra è alle porte. Da secoli gli armigeri della Torre Nera e i cavalieri della Rosa Rossa si odiano e si combattono non appena la fortuna, l’ambizione o la vendetta offrono il più piccolo pretesto. Ma agli abitanti del Baluardo tutto appare lontano e un po’ privo di senso, un nobilotto di campagna non si aspetta di influire sulle sorti del regno, e ancor meno se lo aspettano il fornaio o la lavandaia. In un piccolo borgo come il Baluardo è normale che tra plebe e nobiltà si sviluppino rapporti di stretta fiducia o di amicizia: fedeli armigeri, compagni di caccia, precettori e dame di compagnia sono soliti consigliare i signori ed influenzare la loro decisioni. 

In particolare il seguito di Ascanio Vermigliani è un gruppo di suoi familiari e attendenti molto fidati, con cui il barone è solito confrontarsi anche per le questioni più delicate. 

Vi sono poi uomini e donne che, a dispetto del rango di nascita, si considerano liberi pensatori, spiriti affini per intelletto e curiosità che si sono elevati oltre il gretto materialismo di campagna che affligge la gran parte dei plebei, dei signori e soprattutto dei preti. 

Ma la gente di campagna è anche pragmatica, patriottica, e molto orgogliosa del proprio retaggio, gente leale e onorevole pronta a perdere la vita pur di difendere la propria casa e le proprie tradizioni e che mai si piegherebbe alle angherie dello straniero. 

O almeno lo sono coloro che non hanno subito gravi torti dai propri concittadini, dai grandi nobili del regno o anche solo dalla sfortuna, voci del malcontento che talvolta si palesano nella speranza di pareggiare i torti, ma più spesso covano sotto le ceneri il proprio rancore.

Infine vi sono anche molti tra i popolani del Baluardo che sono sì fedeli ad Ascanio Vermigliani e godono del suo favore e della sua protezione, ma non nutrono invece grande amore per gli altri nobili o notabili del castello. 

 

La famiglia Vermigliani - I signori del Baluardo

Defensores Fidei

I Vermigliani sono una delle più antiche e potenti famiglie nobiliari del regno e sono fortemente legati all’Ecclesia della Tetrade, la fede dominante nelle Terre Spezzate.

Anche se lontani dal fasto della capitale la fama e l’influenza dei Vermigliani fa si che perfino i membri di questo ramo cadetto della famiglia possano aspirare alla gloria: dotti studiosi, saggi sacerdoti e intrepidi guerrieri, ciascuno di loro nutre ambizioni e desideri. Inoltre, come in ogni famiglia anche tra i baroni vi sono screzi, invidie e antipatie che vengono costantemente ma a fatica tenute a bada dal Signore del Baluardo, Ascanio Vermigliani, figura di autorità rispettata da tutti. Finora i nobili uomini e donne del castello hanno aspettato l’occasione di farsi strada e realizzare le proprie aspirazioni, ma la vita di campagna ha offerto loro ben poco. Il destino che incombe cambierà tutto, che sia  finalmente la possibilità di forgiare la propria storia e, addirittura, il fato del regno? O piuttosto l’ennesima disgrazia inferta da un fato avverso?

Cortigiani e plebei

Per la salute dei popoli il morbo più terribile è l'ambizione dei governanti. (Alessandro Morandotti)

Gli eventi de La fortezza dei vinti si svolgono su uno sfondo vero e credibile reso tale anche dai plebei che abitano il bastione: un eterogeneo insieme di miliziani, servi, preti, arraffoni, mercanti, fabbri, falegnami e birrai, ciascuno con la sua sua storia ed i suoi segreti. Fra costoro odi e amori, rancori ed amicizie sono all’ordine del giorno e quanto a intrighi il popolino ha raramente di che invidiare ai grandi signori.

I plebei passano spesso un’intera vita nella convinzione di non poter cambiare nulla, di non avere peso, né voce in quel che li riguarda direttamente, figuriamoci negli affari del regno intero. In tempi difficili in cui il proprio piccolo mondo viene stravolto, qualcuno deciderà di rischiare, agire, ed opporsi ad eventi che tutti direbbero più grandi di lui. Ma si può davvero trovare la forza di battere la sorte, o ribellarsi ad essa significa rimanerne schiacciati?

 

Forestieri - I viaggiatori lungo la Strada del Re

"Non c'è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare" (Seneca)

Nelle Terre Spezzate, in tempo di pace, non sono poche le persone che si mettono in cammino lungo la Strada del Re e attraversano intere regioni e città per le ragioni più disparate. In tempo di guerra sono invece solo gli audaci, gli incoscienti o chi non ha niente da perdere a mettersi per strada. I nobili signori e comandanti di ogni terra muovono i soldati verso i confini, o li richiamano entro le mura di castelli o città, e le strade rimangono senza protezione, alla mercé della feralità delle bestie, o peggio ancora degli esseri umani. Capita allora che, in periodi di tal sorta, viaggiatori sconosciuti che nulla hanno in comune, si uniscano per far fronte ai pericoli e proseguano il cammino insieme fino a raggiungere un luogo sicuro in cui chiedere asilo, un luogo come il Baluardo de La fortezza dei vinti.

Nonostante i tempi bui come quelli che si approssimano, lungo le vie del regno è ancora possibile incrociare gente di ogni sorta, accomunata dalla necessità. Non di rado ci s’imbatte in carovane di mercanti delle esotiche terre del sud. Questi bizzarri viaggiatori provengono da prospere città che traboccano di chiassosi bazar, essenze, spezie, sete, vini, frutta e dolci deliziosi, ma anche danzatrici e suonatori, e sono pronti a percorrere centinaia di leghe per vendere e scambiare le loro mercanzie.

Foto di Luca Tenaglia

Naturalmente non solo le merci appaiono esotiche, ma anche gli stessi venditori e le loro usanze, le lontane terre del deserto sono misteriose ed eccentriche, patria di sapienti e speziali, maghi, mercanti ed agili guerrieri dagli occhi bistrati, ma anche dei feroci Bruti nomadi, eccezionali combattenti che nei secoli andati furono schiavisti e razziatori senza pari, ma che oggi accompagnano le carovane in qualità di guardie del corpo, fedeli e letali.  Non mancano poi messaggeri e viandanti solitari, talvolta cavalieri erranti che hanno votato la vita a chissà quale cerca o voto, e pellegrini, che compiono lunghi viaggi per devozione o penitenza, verso luoghi di spiritualità tetradica. Infine, sulle strade polverose di un regno in bilico, si incrociano piccoli gruppi di disperati, esuli che hanno perso la propria casa e cercano rifugio, o anche briganti e ricercati, gente dalle pessime intenzioni che nel disordine trovano l’alibi perfetto per sotterfugi e malefatte.

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Ma di necessità si deve far virtù ed è così che gruppi eterogenei di sconosciuti si ritrovano compagni lungo la strada, dipendenti gli uni dagli altri per sopravvivere. Grandi legami si formano lungo la via, e una fuga per salvarsi la vita può creare amicizie più solide che non tra gente che vive accanto per una vita intera. Ma i forestieri sanno di essere soli di fronte a forze più grandi di loro...

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un regolamento e una stesura dei personaggi che puntano a creare un’esperienza di totale immersione, riuscendoci in modo quasi perfetto