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Esperienza

In passato l'uomo veniva prima di tutto; in futuro verrà prima il sistema. 
(Frederick Winslow Taylor)

 

RISORSE UMANE nasce come un evento legato all’analisi dell’attualità, dell’uomo come animale sociale e di come ciascun individuo, posto di fronte a scelte estreme, può o vuole comportarsi. 
La società in cui ciascuno di noi vive si basa su regole, scritte e non scritte, che influenzano il comportamento ed i processi mentali dell’individuo. 
Le norme sociali, i valori, la cultura e la consapevolezza di sé distinguono l’essere umano dagli altri animali, consentendogli di evolvere. Viviamo in una società in cui ogni forma di interazione è accuratamente regolamentata da etichette, ruoli ed obblighi. In qualche modo si tratta di una società “viziata”, in cui ciascuno ha perso l’atavico bisogno di esser parte di un sistema naturale per divenire parte di un sistema sociale sostenuto da regole che ne determinano la struttura e lo slancio. 

Ma, tolte queste regole, cos’è l’essere umano? Come si possono far scomparire migliaia di anni di evoluzione sociale? Dove sono le fragilità del sistema e su cosa si fonda?
Se ci fosse in ballo la propria vita e quella dei propri cari, ciascuno di noi che scelta farebbe?
Per che cosa vale la pena di vivere o morire?

RISORSE UMANE nasce da questi interrogativi, la cui risposta non è mai ovvia. 

 

L’esperienza di RISORSE UMANE si basa sulla dicotomia tra prima e dopo. La struttura stessa dell’evento è composta da due parti: nella prima i partecipanti dovranno vivere in un ambiente in cui le norme, il rispetto dei ruoli ed i valori saranno il centro della scena, mentre nella seconda saranno catapultati in un ambiente duro, grezzo, dove il pericolo sarà rappresentato persino da loro stessi. 

 

Benessere e Crisi

Armonia e Conflitto

Collaborazione e Competizione

Sacrificio e Sopravvivenza

 

RISORSE UMANE sarà un’esperienza ad alto livello di interazione tra i giocatori, poiché è prevista per ciascuno la possibilità di misurarsi con esercizi di team building nati per migliorare la coesione interna del gruppo e sviluppare lo spirito competitivo nei confronti degli “esterni”. Verrà poi introdotta una forte componente PVP (Player vs Player) che occuperà in maniera consistente solo le ultime ore dell’evento.

 

 

IL GRUPPO SOCIALE

I lavoratori delle organizzazioni possono essere considerati ciò che Lewin (1936) definisce come “gruppo sociale”, ossia una totalità dinamica le cui proprietà strutturali differiscono da quelle delle sue sottoparti. 

Secondo Lewin qualunque aggregato casuale di individui può diventare gruppo, se le circostanze ambientali attivano la sensazione di condividere la stessa sorte. Allo stesso modo, anche condividere uno scopo può essere una condizione sufficiente a formare un gruppo. Questa condivisione può essere in positivo o in negativo: nel primo caso, si ha collaborazione ed il successo di tutto il gruppo; nel secondo, invece, si ha competizione e la riuscita di un membro a detrimento degli altri.

E’ davvero così semplice creare dal nulla un gruppo? E basta davvero variare le circostanze per farci abbandonare i nostri valori in favore di quelli del nuovo gruppo? 

Per quanto riguarda la creazione di un gruppo si può citare l'episodio da cui prese il nome la "sindrome di Stoccolma": nel 1973, quattro impiegati di una banca furono presi in ostaggio da due banditi per cinque giorni. Tra i sequestrati ed i sequestratori si instaurò un’atmosfera di gruppo così forte da non spezzarsi con la liberazione: gli impiegati testimoniarono a favore dei rapinatori al processo, li andarono a trovare in carcere e si celebrò addirittura un matrimonio tra una dipendente ed un bandito. Questo è un esempio estremo di come un insieme di persone possa costituirsi in un gruppo, sotto la spinta di eventi stressanti ed imprevedibili che generano la sensazione del comune destino.

Prova della fragilità del nostro sistema di valori si può invece trovare nell’esperimento di Ron Jones del 1967. Durante il suo corso di storia contemporanea il prof. Jones coinvolse i suoi studenti in un movimento (The Third Wave) da lui inventato con lo scopo di far capire ai suoi studenti come aveva potuto la popolazione tedesca usare l’ignoranza come scusa per l’Olocausto. Nel giro di pochissimi giorni l’aderenza agli ideali ed alle norme del nuovo movimento era altissima, a dimostrazione di quanto sia facile far virare le convinzioni dei singoli verso quelle del gruppo di cui fanno parte.

Ma come dialogano i gruppi tra loro? Come si condizionano i rapporti tra i gruppi?

Sherif (1954-1961) nei suoi esperimenti a Robbers Cave indagò le variabili che influenzano il conflitto e la cooperazione tra i gruppi. I partecipanti allo studio erano ragazzini che venivano invitati ad un campeggio estivo. Passavano la prima settimana divisi in due squadre svolgendo normali attività di gruppo come escursioni ed arrampicate. Successivamente le due squadre venivano fatte partecipare a varie gare. L’introduzione della variabile competitiva portò ad episodi di crescente violenza tra i gruppi e solo la partecipazione di entrambe le squadre ad un compito che richiedeva lo sforzo congiunto di tutti i ragazzi fece diminuire le rivalità. 

Del resto, senza arrivare a voler innescare episodi violenti, creare della semplice discriminazione tra membri di gruppi diversi può essere ancora più semplice. Rabbie e Horwitz (1969) nei loro esperimenti dimostrarono che bastava la percezione di avere un destino comune per dare il via tra i membri di due gruppi a trattamenti di favore per i propri “compagni” ed ingiustizie verso gli “altri”. Nell’esperimento eseguito da Tajfel (1971) i partecipanti, dei perfetti sconosciuti, vennero divisi in due gruppi basandosi sulla loro preferenza per Klee o Kandinskij; successivamente, quando veniva chiesto loro di distribuire del denaro, la risposta più comune era “lo do a quelli che appartengono al mio gruppo”.   

Davvero è sufficiente così poco per manipolare l’essere umano? I gruppi di cui facciamo parte o in cui veniamo introdotti cambiano ciò che siamo? Esiste una parte del nostro essere immune all’influenza sociale? E, se esiste, cosa la spinge a manifestarsi?

Con RISORSE UMANE ovviamente non vogliamo di trovare risposte universali a queste domande, ma solo far riflettere su come e quanto ci condiziona far parte di un’organizzazione, sui conflitti che tale appartenenza crea e su cosa resta di noi quando tutte le sovrastrutture sociali crollano.

Given appropriate social conditions, decent, ordinary people can be led to do extraordinarily cruel things. 
(Albert Bandura)

 

ISPIRAZIONI

Battle Royale (romanzo) di Koushun Takami (1999) 

Battle Royale (film) di Kinji Fukasaku (2000) 

L’implacabile (film) di Paul Michael Glaser (1987)

Hunger Games (romanzi) di Suzanne Collins (2008-2010)

Hunger Games (film) di Gary Ross (2012)

The Office (serie tv)

Camera Cafè (serie tv)

Fantozzi (film) di Paolo Villaggio (1975)

Tutta la vita davanti (film) di Paolo Virzì (2008)

Il grande capo (film) di Lars Von Trier (2006) 

Il signore delle mosche (romanzo) di William Golding (1952)

L'onda (Die Welle) (film) di Dennis Gansel (2008)

L’onda (Die Welle) (romanzo) di Todd Strasser (1981)

The most dangerous game (La preda più pericolosa) (romanzo) di Richard Connell (1924)

The tournament (film) di Scott Mann (2009)