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I cantori

26-05-2014
«Pensandoci bene, apparteniamo anche noi alla medesima storia, che continua attraverso i secoli! Non hanno dunque una fine i grandi racconti?».
«No, non terminano mai i racconti», disse Frodo. «Sono i personaggi che vengono e se ne vanno, quando è terminata la loro parte. La nostra finirà più tardi... o fra breve».

 

Ogni uomo o donna del nord desidera che le sue gesta siano rese immortali dai racconti, dai canti, dalle storie e dalle leggende. Ogni uomo del nord farà di tutto perchè gli Spiriti si accorgano delle sue azioni, e perchè le sue azioni siano ricordate, è necessario che qualcuno vi assista, le ricordi, le annoti nella sua mente e le racconti. 

In origine, ancor prima che lo Spirito del Vento li benedisse con il suo Patto, i Cantori non avevano altro scopo che questo: ricordare le leggende del passato, glorificarne gli eroi, e mantenersi vigili e attenti a ciò che accadeva attorno a loro, perchè ogni tempo racconta storie degne di essere tramandate. E questi uomini, a volte saggi, a volte infidi e beffardi, sono coloro che devono custodirne i segreti, tramandarle ai posteri, in rima o in prosa, inebriando con il canto o irretendo il loro pubblico con l’arte della parola. Solo loro conservano le pergamene e incisioni che contengono le storie dei Padri: queste a volte appaiono come enigmatiche favole, altre volte come racconti epici di guerra, altre volte ancora come descrizioni di bestie terrificanti o popoli lontani… ma tutte fanno parte dell’orgogliosa cultura dei popoli del nord, quella cultura che l’avanzata di Clotario sta minacciando di far scomparire per sempre. Inoltre, le saghe tramandano che i Cantori siano gli unici a poter eleggere i grandi eroi, indicendo Concili e riunioni allo scopo di scegliere i più abili e più valenti tra i guerrieri. Oltre a tutto questo, i Cantori sono anche gli unici mortali in grado di decifrare, seppur vagamente, i segni delle Rune consegnate dalle Tessitrici. Spesso non riescono a comprendere il fato che esse celano, ma il più delle volte riescono a intuire il loro significato più recondito, e a dare suggerimenti agli eroi che le portano.

Ancora, i Cantori sono giudici e custodi delle Cinque Leggi del Nord: loro è il compito di ricordarle prima di ogni grande occasione, e di giudicare chi le infrange, davanti alle assemblee dei Clan: sono custodi della Legge degli Spiriti, e in molti li temono per questo.

Nonostante il loro grande potere, pari quasi a quello dei Capiclan, il fato sembra essere avverso ai Cantori, in questi tempi cupi. Il Patto del Vento che permetteva a costoro di utilizzare la Magia, sembra essere svanito: uno alla volta hanno perso i loro poteri, gradualmente, ma inesorabilmente. Non tutti sono riusciti ad accettare di perdere il potere magico, e ad adattarsi a questo nuovo ruolo: alcuni sono fuggiti, in preda alla pazzia… e altri meditano rivalsa, camminando ancora tra le fila dei Clan. Le donne, in ogni caso, non hanno perso alcun potere: sebbene non abbiano mai avuto il ruolo sociale proprio dei Cantori uomini, le streghe ora mantengono il controllo della magia: non tutti gli uomini lo hanno accettato senza resistenze. 

Il ruolo dei Cantori, in ogni caso, resta centrale nella società del Nord. Nessuno, neanche il più grande tra i Capiclan, può rendere reali e affidabili le proprie gesta, senza che un Cantore le abbia raccontate in sua vece. E mai un cantore racconterà storie false, o faccende non viste: ogni volta che ufficialmente darà i suoi verdetti, il cantore pronuncerà una frase rituale, citando il suo nome e il nome di suo padre. “Io, Fulberto, figlio di Wulfila, questo ho visto e questo racconto…” e mai una bugia dovrà mescolarsi alle sue parole, pena l’eterno disonore e la maledizione degli Spiriti. In passato, cantori che hanno citato il falso dopo aver pronunciato quelle parole sono stati banditi, ultimi tra gli ultimi, dimenticati dagli uomini e dagli Spiriti. 

Da secoli e secoli, in ogni caso, non c’è famiglia o tribù che non abbia tra le sue schiere almeno un Cantore in grado di rendere immortali le proprie azioni, e mai nessuno vorrà scendere in battaglia, partecipare a un concilio o persino prendere parte a una festa, se un Cantore non sarà presente. Ne consegue che gli stessi cantori sono rispettati e in un certo senso temuti da tutti: la loro parola può glorificare, certo, ma anche affondare nel mare della vergogna. Non sono pochi gli uomini ricordati per le loro malefatte… Ma l’eterno disprezzo vale forse più del silenzio dei Cantori?

 


 

La figura del Cantore ne “Il Crepuscolo degli Dei” è direttamente ispirata al ruolo dello Scaldo nelle società norrene altomedievali. 

Se non conoscevi ancora le nostre simpatiche rubriche e per qualche motivo vuoi approfondire i nostri passati vaneggiamenti, ti consigliamo il Manifesto 2013 di Terre Spezzate - "La Rivoluzione d'Ottobre", gli altri articoli del Diario dello Sviluppatore e le famigerate, insolenti, irresistibili 42 Tesi per la Rivoluzione 

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