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Epilogo - gli ultimi eroi

02-07-2014

Epilogo del larp "Gli Ultimi Eroi"

Tremano appena, quei tizzoni di brace lasciati morenti al sorgere della sera, mentre mandano un estremo respiro di luce a perdersi nel fresco vento dell'imbrunire. Intorno ai resti dei fuochi, sull'erba sporca di fango e di guerra, dove l'odore del fumo e del sangue scaccia anche l'ultimo sentore di speranza e illusione, lance spezzate e scudi infranti giacciono in sparsa schiera, come unici testimoni di un coraggio che forse non nutrirà mai alcuna canzone. Aggrappati con disperata ostinazione ad alberi indifferenti, brandelli di corda e di stoffa sono le bianche ferite di un accampamento abbandonato in fretta, in un giorno ancora non tramontato, eppure lontano di un'era. Grevi quanto la colpa, resi ancora più pesanti dal fardello dei morti, gli stivali dei soldati schiacciano quella radura un tempo sacra, trascinano le spoglie di guerrieri senza vessilli verso la consolazione di una fossa. Gli occhi dell'Arcivescovo sono duri mentre con lo sguardo segue l'ammucchiarsi di carcasse nel ventre dimagrato della terra. Il sapore della vittoria si fa cenere nella sua bocca, un piacere corrotto dalla morte di quel figlio cui non ha mai saputo concedere affetto o fiducia. Quando Clotario si allontana, seguito dall'armata di cui è signore, nel luogo dell'ultima adunata non restano che corvi e sogni perduti.
 
I rintocchi delle campane si uniscono alle voci dei frati, nell'inseguire note cupe e profonde quanto l'infinito mistero di cui cantano. Nelle cattedrale, sotto ad arcate e colonne che da troppo tempo hanno preso il posto di alberi e stelle in quel frammento dell'animo umano caparbiamente teso al divino, il Re siede in silenzio, lasciandosi scivolare sul volto la luce tinta dell'abbraccio di vetro e tramonto, senza concedere a pensieri inquieti la soddisfazione di turbare la sua espressione severa. Nella mano destra, adornata da un anello che è insieme simbolo e sigillo, stringe con forza una pergamena senza colpa giunta da lontano, da quel luogo irredento in cui soffiano venti di rivolta pagana. Solo quattro parole, numero caro ai signori dei cieli, vergate nella minuscola maldestra in uso fra gli scribi del settentrione: la guerra è finita. Scuote la testa il signore della Rosa, troppo vecchio per prestare fede a messaggi così simili alla speranza.
La guerra non è ancora finita. Non lo è mai.
 
La guerra non è ancora finita, questo si ripetono i ribelli in fuga attraverso foreste senza nome, come una preghiera capace di scacciare fame, fatica e orrore, come una dolce ossessione a consolare gli ultimi giorni tristi. Camminano lenti, con il passo strascicato di chi ha visto crollare ogni speranza nell'attimo di un respiro, verso una meta distante quanto il passato. Senza più un auspicio a guidarli, forse solo sogno e fragile chimera, i clan e le famiglie si dividono in una colonna sfilacciata, separati da solchi profondi di sangue e sospetto. Davanti a tutti marciano i guerrieri dipinti con gli artigli della lince, l'animo segnato dal dolore per un campione immolato al destino e al tradimento. Senza perderli di vista, come un branco finalmente unito e famelico, avanzano fra la boscaglia lupi feriti dal fuoco e dall'ambizione. Sotto allo stendardo della torre nera, uomini e bruti nati nel candido abbraccio della bruma si stringono in un solenne giuramento, come se le parole potessero fermare la lenta rovina del cielo. Restano abbandonate, insieme alla polvere che cosparge la via, le parole di quei gufi ora ciechi nella notte, e le speranze di falchi rapaci ormai impigliate in ricordi perduti. Per ultimo, accompagnato da chi gli è ancora fedele, chiude la schiera strisciando il traditore segnato dalle nere piume. La sua condanna, il disonore. La sua punizione, la vita.
 
Eppure, di tanto in tanto, attirati dal calore di un fuoco, confortati da un bagliore vermiglio capace di sciogliere per un poco il gelo penetrato nei cuori, gli ultimi figli di un tempo che muore si stringono in cerchi di parole e memoria. Rimembrano i morti e i valorosi, i codardi e gli sconfitti, pronunciano ogni nome per sottrarlo al crudele oblio dell’inverno, per scrivere, intrecciando quelle vite ora spente, una saga profonda e preziosa quanto l’identità di un popolo in fuga. Intonano strofe di spiriti e prodigi, di luci nel buio e leggi antiche quanto la pietra, finché, nelle parole del canto, i ricordi non si fanno leggenda e fuggono per sempre dai giorni grigi della storia. Narrano, infine, di una sconfitta e di un tradimento, scoprendo di aver conquistato un trofeo più prezioso della vittoria, rifiutandosi di cambiare anche di fronte al crollare del cielo, restando fedeli a tradizioni severe, imposte ad ognuno dal suo stesso animo.
 
E così, forse, all’ombra della fine, questi ribelli spezzati e battuti sono diventati davvero gli ultimi eroi, campioni di un mondo non ancora in frantumi ma già antico nell’abbraccio della memoria.
 

 

Se ti sei perso il live, non c'è problema... puoi rifarti ad agosto! Il crepuscolo degli Dèi è una campagna breve composta da due eventi di tre giorni ciascuno: Gli ultimi eroi che si è svolto dal 31 maggio al 2 giugno; e Le aule dei padri, che avrà luogo il 1-2-3 agosto al Castello di Zumaglia, vicino a Biella. Le iscrizioni sono aperte e le descrizioni dei nuovi gruppi di personaggi sono state pubblicate. Le descrizioni individuali dei nuovi personaggi saranno pubblicate nel pomeriggio di venerdì prossimo (4 luglio). Dalle ore 20:00 di lunedì 7 luglio, gli iscritti Sostenitori potranno scegliere il loro personaggio. Dalle ore 20:00 di martedì 8 luglio, anche tutti gli altri iscritti potranno farlo. 

E se fai fatica a venire a un live che dura ben 3 giorni... leggi Il mestiere delle armi, un "evento nell'evento" che ti permette di partecipare alla sola giornata di domenica.

Vedi tutte le foto del live di giugno: galleria 1 - galleria 2 - galleria 3. Quasi tutte le foto si riferiscono a momenti di pausa o di preparazione: per politica, preferiamo evitare i fotografi durante il tempo di gioco.

 

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